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ANIMA Flash giugno - Momento utile

08/06/2017

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L'ottima stagione degli utili societari rappresenta il principale supporto ai listini azionari. Completano il quadro un rischio politico in diminuzione, banche centrali che proseguono nel loro sentiero di normalizzazione e una crescita economica che vede una protagonista: l'Europa.​

Sono gli utili societari la vera benzina per i mercati azionari. Specialmente in Europa, la crescita dei profitti delle società è la migliore del 2011; ma anche le altre aree, Stati Uniti, Giappone e persino alcuni paesi dei mercati emergenti hanno visto negli utili il principale supporto ai listini azionari. Per fare un esempio, da metà ottobre 2016, il numero di società europee che ha ricevuto revisioni positive sugli utili è stato superiore rispetto a quelle negative. Il momento positivo per le società europee è un segnale del rafforzamento dell'economia: fino ad oggi, le aziende europee che hanno pubblicato gli utili relativi al primo trimestre del 2017, hanno mostrato una crescita del 24% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno; si consideri, che questo livello di crescita è il più elevato a cui si è assistito dal terzo trimestre del 2011.

Non solo, perché ci sono altri tre temi di investimento, da monitorare in questa fase: crescita economica, banche centrali e contesto politico. Gli investitori operanti nel mondo obbligazionario hanno continuato a focalizzarsi sulla perdita di slancio dell'economia americana nel primo trimestre dell'anno. I dati macroeconomici pubblicati nelle ultime settimane sono stati complessivamente deludenti. Citiamo​ ad esempio la crescita del PIL nel primo trimestre negli Usa, pari a +0,7%, che è stata la più bassa degli ultimi tre anni. Se si guarda all'andamento storico, tuttavia, emerge come sia piuttosto frequente che la crescita del primo trimestre sia deludente e, quindi, il recente rallentamento dell'economia sembrerebbe solo transitorio. Indicazioni in tal senso arrivano dai dati macroeconomici più recenti: la fiducia dei consumatori si conferma su valori tra i più elevati nell'attuale ciclo economico; sul fronte del settore manifatturiero, la variazione annua della produzione industriale è stata la più alta da gennaio 2015; l'utilizzo della capacità produttiva, indicatore anticipatore della spesa per investimenti, si è attestato al livello più alto da agosto 2015.

C'è un'area dalla quale non arriva alcun segnale di rallentamento, quella europea, dove la congiuntura è estremamente positiva. L'indice di sorpresa economica (Grafico 1) continua a mostrare dati macro superiori alle attese e questo sta spingendo gli analisti a rivedere al rialzo le loto stime sulla crescita, sia per l'anno in corso che per il 2018. I dati sulla fiducia delle imprese, che anticipano l'andamento del PIL, si trovano ai massimi degli ultimi 6 anni e sono coerenti con una crescita trimestrale dello 0,7% per il secondo trimestre, dopo lo 0,5% del primo. La solidità dell'accelerazione è rafforzata da una caratteristica importantissima degli indicatori di fiducia: la sincronizzazione. L'ottimismo è presente nei diversi ambiti dell'economia reale (consumatori e imprese) ed è diffusa all'interno dell'area euro, mostrando una non consueta convergenza tra di diversi Paesi.​ Graf1FlashGiu17.jpg

Anche parlando di inflazione nelle ultime settimane si è assistito a dati più deboli del previsto. Relativamente ​agli Stati Uniti, c'è stato un rallentamento (Grafico 2), sia se si considera quella totale, sia se considera quella core (che esclude le componenti più volatili come i prezzi energetici). Questo perché si registrano pressioni contenute dalle principali variabili che ne determinano l'andamento. Il recupero del prezzo del petrolio, ad esempio, ha consentito nella seconda metà del 2016 una rapida inversione dell'inflazione totale. Più recentemente, il prezzo del greggio si è mosso in un intervallo relativamente stretto, contribuendo ad un rallentamento della dinamica inflattiva. Anche sul fronte delle variabili interne all'economia, pur avendo assistito negli ultimi anni ad un aumento del tasso di crescita dei salari, questo indicatore ha raggiunto solo un +2,5%, valore contenuto rispetto ai livelli raggiunti nei cicli economici passati. Riteniamo che, pur tra alti e bassi, la dinamica attesa di petrolio e salari, consenta all'inflazione di assestarsi su valori positivi, bassi e stabili.​ Graf2FlashGiu17.jpg

Infine per quanto riguarda le banche centrali, il mercato ha cominciato a mettere in dubbio il percorso di normalizzazione intrapreso. In realtà, ciò che è successo è che gli istituti centrali hanno continuato a mandare segnali di proseguimento della normalizzazione, ovvero di uscita da politiche monetarie accomodanti degli ultimi anni. La Fed ha già iniziato questo percorso: da dicembre a marzo ha già aumentato due volte i tassi di riferimento e ha comunicato che li alzerà altre due volte nel 2017 (una probabilmente già nel meeting del 13 giugno) ma,​ probabilmente, stanno sottovalutando l'orientamento restrittivo della politica monetaria dell'istituto centrale americano, che a inizio maggio ha comunicato di ritenere che il rallentamento dell'economia dell'ultimo trimestre sia solo temporaneo.

Nell'attuale contesto, quindi, la view di ANIMA resta quella di preferire gli asset rischiosi, in particolare le azioni rispetto ai bond, prestando sempre una grande attenzione a livello di diversificazione globale. Sui titoli di Stato dei paesi sviluppati continuiamo a predicare cautela.​​

Il documento completo è disponibile in Area Premium (solo per operatori professionali), per scaricarlo clicc​a​ qui.​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​