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ANIMA Flash - 2018: che partita sarà

21/12/2017

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Si chiude un anno di crescita economica, rendimenti positivi e volatilità contenuta. Ma quanta energia resta nelle gambe dei mercati, dopo anni di rialzo? Ecco la formazione da schierare per affrontare (il primo tempo) del 2018.

Un anno di crescita, sincronizzata e globale, che ha regalato molte soddisfazioni agli investitori in asset class rischiose. Il 2017 è stato molto positivo per i mercati azionari in tutte le principali aree geografiche (Grafico 1), con performance solo in parte erosa da quella molto positiva dell’euro (Grafico 2); i livelli di volatilità si sono mantenuti molto bassi durante tutto l’anno (Grafico 3), con la sola eccezione di qualche fiammata; il rendimento delle obbligazioni governative si è mantenuto laterale, con un’oscillazione all’interno di una banda relativamente stretta; le pressioni inflazionistiche (Grafico 4) non si sono materializzate, ma la nostra previsione è che possano farlo nel 2018, come conseguenza di una crescita più robusta rispetto alle previsioni. 

2017: le parole chiave 

Crescita 

È stato il tema dominante del 2017. Una crescita economica solida, importante, diffusa a livello geografico e piuttosto sincronizzata. Solo dodici mesi fa era attesa una crescita del Pil reale globale di 30-40 punti base in meno rispetto a quella attesa oggi, con area Euro e Giappone i principali contributori di questa revisione al rialzo. tabellaflashdicgen18.jpg

Rischio Politico 

Dopo un 2016 caratterizzato da eventi politici decisamente dall’esito imprevisto (Trump, Brexit), il 2017 si è dimostrato decisamente più in linea con ciò che attendevano i mercati. Le elezioni in Olanda, Francia e Germania non hanno portato scossoni, provocando anzi un deciso ridimensionamento del rischio politico. 

Donald Trump 

Le aspettative dei mercati dopo l’elezione a Presidente degli Stati Uniti del tycoon erano molto alte, anche a causa di un programma elettorale che prometteva politiche economiche e fiscali espansive. I rallentamenti, dovuti al fallimento dell’abrogazione dell’Obamacare e ai continui ritardi sul fronte della riforma fiscale, hanno smorzato queste aspettative. La fine del 2017 ha portato all’approvazione del provvedimento, ridimensionato rispetto alle premesse di dodici mesi prima. Secondo le stime ufficiali, il piano produrrà un incremento del debito pubblico americano di 1.400 miliardi di dollari nell’arco dei prossimi dieci anni. 

Volatilità 

I livelli di volatilità sono stati piuttosto bassi durante tutto l’anno, grazie agli sviluppi macro e a politiche monetarie ancora espansive. Ci aspettiamo un aumento dell’incertezza e della volatilità nel corso dell’anno. 

Normalizzazione 

Il 2017 è stato l’anno della normalizzazione delle politiche monetarie delle banche centrali. Federal Reserve, prima, e Banca centrale europea, poi, hanno percorso, anche se con tempi e modi diversi, un sentiero di uscita dalle politiche monetarie accomodanti. L’istituto centrale americano ha alzato i tassi tre volte nel corso dell’anno (all’1,5%) mentre la BCE ha annunciato che inizierà a ridurre gli acquisti di titoli (“tapering”) da gennaio 2018. 

Valute 

L’apprezzamento dell’euro nei confronti del dollaro ha rappresentato uno dei driver principali per i mercati. Dopo l’elezione di Macron in Francia, infatti, la divisa americana ha cominciato una fase d’indebolimento verso euro. Ad alimentare il movimento sono stati la divergenza nelle prospettive di crescita lungo le due sponde dell’Atlantico, con il rallentamento della crescita negli Stati Uniti e le sorprese positive in Europa, e, a livello politico, la perdita di quota del filone euroscettico. Il movimento è stato particolarmente violento e in area 1,20 il cambio eurodollaro ha raggiunto un livello vicino a quello di equilibrio. È ragionevole aspettarsi una fase di consolidamento o anche di lieve recupero del dollaro, proprio perché la divergenza è destinata in parte a rientrare.

il 2017 in quattro grafici

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